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Gambero Rosso
Degustiviae Fondovalle 624

Degustivina

La Strada giusta

“ Ai produttori isolani rimane solo la via di un profondo rinnovamento. Quel che si dovrebbe fare lo sanno tutti:far sparire l’allevamento a tendone e tornare all’alberello e alla spalliera; ridurre le rese per ettaro; aumentare la densità dei ceppi; fruire delle zone collinari e abbandonare quelle meno vocate. Dopodichè si dovrà vinificare meglio e affrontare la libera concorrenza. Più o meno una rivoluzione……..(Gambero Rosso 1990).

Dieci anni di grande rivoluzione che hanno a dir poco sconvolto il mondo vinicolo siciliano,basti pensare al grande Ignazio Miceli e alla sua incredibile lungimiranza. E’ stato il primo vero ambasciatore del nuovo vino siciliano nel mondo, senza il suo contributo ed entusiasmo la tanto auspicata rivoluzione del Gambero non sarebbe stata possibile.
L’intuizione di organizzare un evento in Sicilia, che avesse come protagonista il vino, nasce nella primavera del 2000 sulla scia di questo grande fermento produttivo.
Mi sembrava incredibile che, in piena rivoluzione vinicola,il consumatore finale non avesse alcun modo e momento per conoscere e confrontarsi con i protagonisti di questo radicale cambiamento culturale produttivo.

Degustivina è stato il  primo evento che ha avuto, nel corso di questo decennio, il merito di diventare un appuntamento fisso per i produttori, consumatori e stampa specializzata estera ed italiana. Un successo sempre più condiviso, che ha portato Degustivina ad essere l’unico evento qualificato del settore. Ad oggi costituisce l’occasione migliore per far conoscere all’ end consumer vero e unico protagonista del successo dei prodotti, la migliore produzione vinicola della Sicilia.

Un‘attenzione particolare alla cultura del buon bere ma anche la possibilità di offrire ai piccoli produttori che si affacciano sul mercato, l’opportunità di rendere visibile e percepibile l’entusiasmo coinvolgente del loro fare vino. Stiamo vivendo un periodo complesso di crisi dei consumi, che nulla ha a che fare con la specificità del vino. Sarebbe una grande ingenuità non trarre le giuste considerazioni: è il momento di riflettere, di migliorare l’offerta, la comunicazione e la qualità organizzativa del comparto.

In questi momenti di criticità, bisogna reagire con maggiore sforzo e creatività ed operare con la massima efficacia.Il mercato sta vivendo un mutamento nei consumi che ha dinamiche, fino a un decennio fa, impensabili. Si beve sempre di più regionale, i mercati si riducono e si contraggono: l’esasperazione dei consumi regionali è ormai un fatto acclarato!
In questi anni di grande entusiasmo i mercati hanno premiato lo sforzo dei produttori anche se, aver puntato in maniera eccessiva l’attenzione sui vitigni alloctoni comincia a mostrare segni di stanchezza, occorre ripensare e ripartire interpretando e valorizzando con la ricerca i vitigni autoctoni, che possono sicuramente garantire il futuro e il  consolidamento della viticoltura siciliana. La vite si produce in tutto il mondo, tranne ai poli, la concorrenza  è forte e sempre più organizzata, riesce a fare indiscutibilmente meglio quello che noi non  siamo ancora riusciti a fare.

Entrano in gioco nuovi fattori, il primo fra tutti il territorio. Oggi più che in passato esso costituisce il reale valore differenziale della produzione enologica, e su questo, che sembra la nuova sfida del futuro, ci si deve concentrare. Il territorio come soggetto determinante nell’approccio al mercato. Il rapporto annuale n. 7 Città del Vino/Censis “Osservatorio sul turismo del vino in Italia”, presentato alla Bit 2009 parla chiaro: l’unico settore che non cede alla crisi è il turismo enogastronomico. La rivoluzione è iniziata!


 

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